SCAMBIO DI COPPIA E MALATTIE SESSUALMENTE TRASMISSIBILI

Alcuni studi sullo scambio di coppia, che includono adulti eterosessuali che condividono i partner o frequentano club per scambisti, affermano che tali soggetti hanno tassi di malattie a trasmissione sessuale paragonabili ad adolescenti ed uomini gay o bisessuali, entrambi considerati ad alto rischio per herpes , HIV, clamidia ed altre infezioni.
Nella mia esperienza clinica ho notato spesso che le persone che si auto-definivano “scambiste” sembravano avere malattie sessualmente trasmissibili più spesso di altri eterosessuali. Ma i dati scientifici sul tema restano scarsi. Gli scambisti sono ancora una popolazione nascosta della società, e quindi anche della pratica medica.
Tornando allo studio di cui sopra, circa il 55% di tutte le diagnosi di clamidia e gonorrea sono state identificate negli scambisti, rispetto a circa il 31% negli uomini gay. Inoltre gli scambisti di età superiore ai 45 anni avevano tassi più elevati di malattie sessualmente trasmissibili rispetto agli scambisti di età inferiore.
Per le donne scambiste di età superiore ai 45 anni, quasi il 18% presentava clamidia, rispetto al 4% delle altre donne eterosessuali e meno del 3% delle prostitute.
Questi risultati confermano il dato ovvio che gli scambisti potrebbero essere a maggior rischio di malattie sessualmente trasmissibili rispetto ad altri gruppi, e non solo a causa del semplice numero di partner sessuali, ma poichè il contatto sessuale con più di una persona alla volta promuove la diffusione di queste malattie.
Anche i numeri sono contraddittori. Alcuni stimano che gli scambisti siano milioni in tutto il mondo, altri molti di meno. Purtroppo, è invece chiaro che abitualmente non pratichino sesso sicuro. Infatti il tasso di clamidia e gonorrea tra le donne scambiste esaminate era sei volte superiore a quello delle prostitute perchè non usano i  preservativi, invece le prostitute sì.
I profilattici sono molto efficaci nel prevenire la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili dai fluidi corporei, in particolare la clamidia, la gonorrea e l'HIV. Sono meno efficaci nel prevenire le infezioni che si diffondono attraverso il contatto pelle a pelle, come il papilloma virus umano e l'herpes.
Lo studio suggerisce che potrebbero esserci molte più persone coinvolte in questo comportamento di quante ne conosciamo, e sembrano essere un gruppo a rischio per le malattie veneree. Ogni medico deve fare la sua parte nell'informarli ed indirizzarli verso un sesso sicuro.

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